La Galleria degli Uffizi è uno dei musei più importanti e più conosciuti al Mondo. Il museo è ospitato nell'omonimo palazzo costruito da Giorgio Vasari nel 1560 su commissione di Cosimo I de Medici. La galleria è divisa in molteplici sale allestite su più piani, le opere d'arte sono organizzate e suddivise per scuole e stili in ordine cronologico, l’esposizione mostra opere dal XII al XVIII secolo. La sala 90 della Galleria degli Uffizi è una delle ultime stanze del percorso espositivo, ubicata al primo piano del famoso museo di Firenze. La sala è interamente dedicata a Caravaggio e ai pittori caravaggeschi.
Caravaggio è l'artista considerato da molti l’iniziatore dell’arte moderna e sicuramente uno dei pittori più famosi di tutti i tempi.
CHI ERA CARAVAGGIO
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nacque a Milano nel 1571. Caravaggio era un piccolo paese in provincia di Bergamo, luogo nativo dei suoi genitori. Caravaggio fin dalla tenera età dovette fare i conti con la morte, la peste infatti uccise il padre, il nonno e lo zio quando aveva solo sei anni. La sua carriera artistica cominciò a tredici anni, quando andò a bottega dal pittore Simone Peterzano, a Milano. Animo particolarmente irrequieto, nella sua breve esistenza affrontò gravi vicissitudini. Nel 1594 si trasferì a Roma. Nella capitale Caravaggio frequentava le osterie dei quartieri malfamati che ritrasse anche nei suoi dipinti, catturando l’essenza di un’umanità reietta e poverissima.
Grazie al suo amico pittore Costantino Spata, nel 1597 Merisi conobbe il cardinal Francesco Maria del Monte, grandissimo uomo di cultura e appassionato d’arte che, incantato dalla sua pittura, gli acquistò alcuni quadri tra i quali il famosissimo “I Bari”. Il giovane entrò quindi al suo servizio e vi rimane per tre anni, grazie a ciò la fama dell’artista cominciò a salire all’interno dei più importanti salotti dell’alta nobiltà romana. Nonostante gli incarichi prestigiosi e il successo, Caravaggio continuò a frequentare le bettole, trascorrendo le notti tra prostitute, giocatori di azzardo, risse e vino.
Questa esasperata attenzione al realismo dei soggetti non sempre soddisfò i committenti che spesso consideravano blasfeme le opere di Caravaggio. Data cruciale per l’arte e per la vita di Caravaggio fu il 28 maggio 1606, responsabile dell’omicidio di Rinuccio Tommasoni durante una rissa. L’artista, secondo le leggi dello Stato Pontificio all’epoca, fu condannato alla decapitazione. Per fuggire al boia Caravaggio, in tutta fretta, lasciò Roma cercando rifugio nel Regno di Napoli ma ciò non servì a rassicurarlo.
La paura di morire diventò uno dei temi ricorrenti nelle opere realizzate in quegli anni di latitanza, infatti molte di queste opere hanno come soggetto la decapitazione. Nel 1607 Michelangelo Merisi partì per Malta e qui entrò in contatto con il grande maestro dell’ordine dei cavalieri di San Giovanni. Dopo un anno di noviziato, l’artista fu investito della carica di “cavaliere di grazia”, rango inferiore rispetto ai ”cavalieri di giustizia”, di origine aristocratica. Ma anche sull’isola ci rimase ben poco: in una rissa ferì un membro dell’ordine di grado più elevato e per questo reato venne imprigionato. Incredibilmente riuscì ad evadere e a rifugiarsi in Sicilia, a Siracusa, ospite del suo amico Mario Minniti. Nel timore di essere inseguito Caravaggio lasciò la Sicilia per ritornare a Napoli in cerca di protezione, ma questo non bastò perché gli uomini del suo nemico lo raggiunsero a Palazzo Cellamare e lo ferirono al volto, lasciandolo in fin di vita. Da Roma gli fu inviata la notizia che Papa Paolo V stava preparando una revoca della condanna a morte. Da Napoli quindi, nel luglio del 1610, decise di intraprendere un faticoso viaggio alla volta di Roma per invocare la grazia e la clemenza del pontefice. Nel corso del viaggio le sue condizioni di salute peggiorarono e morì a Porto Ercole il 18 luglio del 1610, a 38 anni.
CARAVAGGIO AGLI UFFIZI: LE OPERE ESPOSTE
Tra le opere più conosciute di Caravaggio troviamo Scudo con la testa di Medusa, realizzato nel 1598 e conservato presso la Galleria degli Uffizi. L’opera fu commissionata dal Cardinal Francesco Maria del Monte, durante il periodo romano del pittore. Lo “scudo” dipinto da Caravaggio è un saggio stimabile delle capacità ottiche dell’artista, che riesce ad annullare gli effetti della convessità del supporto. La luce, proveniente dall’alto, proietta l’ombra della testa sul fondo verde dello scudo. L’osservatore ha dunque l’impressione che l’ombra venga proiettata su di un fondo concavo e quindi che la testa vi fluttui sopra.
Analizzando il soggetto del dipinto, Caravaggio sceglie di ritrarre l’esatto istante in cui Medusa venne decapitata, e a causa del forte terrore e dolore, sta urlando, mostrando un’espressione che rappresenta perfettamente la situazione. Gli occhi sono infatti spalancati ed allucinati, la fronte è tesa e corrugata e la bocca è spalancata a mostrare i denti e il fondo scuro dell’interno. La luce evidenzia anche l’orrore prodotto dalla capigliatura di serpi. Nel suo dipinto, Caravaggio non raffigura l’uccisione di Medusa da parte di Perseo, ma la testa appena recisa, con il sangue che sgorga e la bocca spalancata nell’urlo. Secondo la più accreditata interpretazione, Caravaggio avrebbe fuso nel dipinti due distinti aspetti del mito: l’immagine di Medusa riflessa nello scudo-specchio di Perseo e la testa del mostro collocata sull’egida di Minerva.
Nella sala dedicata a Caravaggio agli Uffizi è presente anche un’altra sua famosissima opera, il Bacco (1596-1598). Fu commissionata sempre dal Cardinal Francesco Maria del Monte per regalarlo a Francesco I de Medici, in occasione della celebrazione delle nozze del figlio Cosimo II. Il Bacco di Caravaggio presenta il dio del vino sdraiato su un letto a triclinio posto accanto ad un tavolo, dove trionfa un cestino di ceramica pieno di frutta. Bacco rivolge lo sguardo all’osservatore e gli mostra un calice di vetro colmo di vino rosso, appena versato da una bottiglia anch’essa di vetro posta lì a fianco.
Nel dipingere Bacco, Caravaggio avrebbe potuto rappresentare il soggetto mitologico secondo le buone norme della tradizione rinascimentale invece, guardando il dipinto con attenzione, è facile identificare alcuni particolari che non hanno alcuna relazione con l’antica iconografia del dio. Possiamo citare ad esempio il vecchio materasso a righe, le unghie sporche del giovane e le guance arrossate. Anche la frutta non eccelle per qualità, la mela è bacata, la mela cotogna è ammaccata e la pesca è marcia. Caravaggio, prendendosi gioco della gloriosa tradizione classica e rinascimentale, avrebbe ritratto un suo amico (forse Mario Minniti) un po’ stordito dai fiumi dell’alcol, chiedendogli di tenere in mano un bicchiere di vino e posando davanti a lui della frutta di qualche giorno. Nel corso di un fase di restauro, alcune analisi hanno permesso di scoprire, all’interno della caraffa di vino, il volto di un uomo, che i ricercatori ritengono di essere l’autoritratto dello stesso Caravaggio.
Altra opera dell’artista conservata presso la Galleria degli Uffizi è Il Sacrificio di Isacco (1591). Il dipinto venne commissionato dal cardinale Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano VIII. Gran parte della superficie del dipinto si trova in ombra, solamente nel primo piano le figure sono illuminate da un bagliore di luce radente proveniente da sinistra. Il Sacrificio di Isacco è rappresentato nel momento decisivo dell’episodio biblico. L’angelo, che proviene da sinistra, blocca la mano di Abramo che sta per sacrificare Isacco. Il ragazzo si trova, infatti, costretto sull’altare di pietra verso l’angolo in basso a destra. L’opera è una delle rare tele di Caravaggio in cui sia presente un paesaggio sullo sfondo, in questo caso campestre, che fa pensare alla campagna romana.
All’interno della sala troviamo anche altre opere di seguaci di Caravaggio con temi molto simili tra cui Artemisia Gentileschi con La Giuditta decapita Oloferne, Battistello Caracciolo, Bartolomeo Manfredi, Gherardo delle Notti, il Rustichino e lo Spadarino.
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