La città di Firenze è visitata annualmente da milioni di turisti attirati dal patrimonio artistico e culturale, conosciuto mondialmente.
La maggior parte di loro, però, non va alla scoperta delle piccole gemme nascoste che rendono la città un’infinita fonte di sorprese artistiche, aneddoti e chicche imperdibili.
Ogni angolo della città racconta una storia e con questo articoli siamo qui per farveli scoprire.
Cominciamo il nostro tour da piazza della Signoria che nasconde segreti che sfuggono al turista
PERSEO DI BENVENUTO CELLINI
Avete mai osservato da vicino il Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini?
La statua, che costò dieci anni di lavoro all’artista, nasconde un dettaglio interessante che è possibile vedere solo entrando nella Loggia dei Lanzi e osservando l’opera dal retro.
Sulla nuca della statua, sotto l’elmo e in mezzo alla folta capigliatura dell’eroe della mitologia greca, guardando attentamente si può scorgere un autoritratto dell’autore.
L’opera è considerata tra le più rappresentative e magnifiche del Rinascimento per la maestosità e l’imponenza. Ponendo il suo volto sul retro dell’opera che gli costò tanta fatica, volle andare a creare un legame indissolubile con il capolavoro che realizzò tra il 1545 e il 1554.
CURIOSITA’: quella che ammiriamo nella piazza è l’originale, mentre il basamento è una copia e la versione originale si trova nel Museo del Bargello.
L’IMPORTUNO DI MICHELANGELO
Non lontano, sulla parete destra di Palazzo Vecchio, dietro la scultura Ercole e Caco, si trova un volto scolpito nella pietra.
La leggenda narra che questo ritratto sia stato fatto da Michelangelo Buonarroti.
Ci sono due versioni riguardante l’origine:
La prima è la più famosa e racconta di un uomo che spesso importunava l’artista con domande inutile e noiosi. Michelangelo, allora, decise di ritrarre il volto. Si dice che il ritratto sia stato fatto senza guardare, con le mai dietro la schiena, mentre ascoltava le sue domande!
La seconda opzione vuole che il ritratto sia il volto di un condannato a morte che Michelangelo decise di scolpire in fretta e furia con gli strumenti che aveva a portata di mano. Questo spiegherebbe la semplicità del ritratto.
SAVONAROLA
Sempre in piazza della Signoria, troviamo una lapide per Girolamo Savonarola nel punto esatto dove fu arso nel 1498.
Dopo due anni dalla morte di Lorenzo il Magnifico, la famiglia Medici fu cacciata e il frate ferrarese prese più potere ed arrivò ad essere un esponente di spicco della politica fiorentina fino a quando tirò troppo la corda e la popolazione si ribellò e venne processato per eresia.
ORSANMICHELE
La chiesa di Orsanmichele è situata nel centro storico della città, a pochi passi da Piazza della Signoria.
La particolarità è che, inizialmente, la sua funzione originale era quella di ospitare un mercato e depositare il grano. Fu trasformata in chiesa dalle Arti, le antiche corporazioni fiorentine.
Esternamente, in delle nicchie, si trovano quattordici statue raffiguranti le diverse corporazioni. Tra queste ci sono quelle della Calimala, del Cambio e della Lana, considerate le più ricche, nonché realizzate in bronzo, un materiale più pregiato.
Spostandoci in piazza Duomo, proviamo altri piccole storie nascoste.
SASSO DI DANTE
In piazza Duomo, troviamo un piccolo tesoro di cui pochi sono a conoscenza. Un lastra di marmo con scritto “Sasso di Dante”.
Poco distante, in piazza delle Pallottole, esiste una roccia con una placca che recita “I’ vero sasso di Dante”.
Non abbiamo certezze sulla reale ubicazione, ma la leggenda narra che il Sommo Poeta trascorresse del tempo ad ammirare la costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
C’è un aneddoto a riguardo che mette in luce l’eccezionale memoria del poeta.
Si dice che un signore, passando di lì, chiese al poeta:
- “Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?"
Un anno dopo la stessa persona, passando di lì, ritrovò Dante e continuò la conversazione domandandogli:
“co’ icchè?”
- e Dante: “co i’ sale!”
LASTRA DI MARMO
In Piazza Duomo, dietro l'abside, sul lato est è situata una lastra di marmo bianco. Non presenta iscrizioni che spieghino il significato e per questo molti turisti non sanno cosa sia.
Essa rappresenta l’unico segno arrivato ai nostri giorni riguardanti uno degli aneddoti legati alla storia di Firenze.
Nel 1600 la palla di rame dorato, posta sulla Cupola del Brunelleschi, cadde sulla pavimentazione della piazza dopo essere stata colpita da un fulmine.
Leggenda narra che vennero giù anche infinti pezzi di marmo che arrivarono fino a Via de’ Servi.
IL TORO CORNUTO
Sul lato sinistro del Duomo, all’altezza di Via Ricasoli, è situata una scultura con una testa di toro.
Leggenda narra che un capomastro avesse una relazione con la moglie di un fornaio o un sarto (dipende dalla versione) che scoprì la relazione e decise di fare una denuncia al tribunale ecclesiastico.
Il capomastro di conseguenza, decise di installare quella piccola scultura sulla fiancata del Duomo, posizionandola in modo che osservasse direttamente il forno o la bottega del sarto per ricordargli il suo essere ‘cornuto’.
Spostandoci in piazza Ss. Annunziata, troviamo altri due piccoli segreti nascosti che sfuggono.
STATUA DI FERDINANDO I DE MEDICI
Al centro della piazza si erige la statua equestre di Ferdinando I de Medici.
Impossibile non notarla, più difficile scorgere il dettaglio sul piedistallo.
Proprio nella parte posteriore, si può notare uno sciame di api in una serie di cerchi concentrici con l’ape regina al centro.
La disposizione non è casuale, infatti c’è un significato.
Questo dettaglio del piedistallo è un’allegoria del potere fiorentino del tempo. L’ape regina rappresenta il Granducato e le api rappresentano il popolo fiorentino e la lealtà nei confronti del potere mediceo.
CURIOSITA’
In passato questo gioco veniva usato dai genitori per far smettere i bambini di fare i capricci, dicendogli di contare il numero di api. Se ci fossero riusciti, avrebbero ricevuto un regalo, ma contare il numero di api non è affatto semplice a causa della disposizione.
Hai mai provato?
LA FINESTRA SEMPRE APERTA
Avete mai notato che in piazza della ss. Annunziata, c’è una finestrella di Palazzo Budini Gattai (il palazzo con i mattoni rossi a vista) sempre aperta.
Il palazzo ospitava una coppia di innamorati, ma la loro storia d’amore non ebbe il lieto fine.
Lui fu chiamato a combattere per difendere la patria e lei passava le giornata vicino alla finestra con la speranza di vedere il suo amore tornare dalla guerra.
L’amato purtroppo non fece mai ritorno nel loro nido d’amore dei due giovani, e la donna morì vedova vicino alla finestra che in seguito venne chiusa.
Da qui parte la leggenda della “finestra sempre aperta”, in quanto iniziarono a verificarsi veneti strani e inspiegabili libri che volavano, mobili che sbatacchiavano, luci che si spegnevano.
La finestra venne riaperta e tutto ciò cessò come per magia.
BUCHETTE DEL VINO
Le buchette del vino sono un’eredità del passato arrivata fino ai giorni nostri.
Potrebbero sembrare delle anonime finestrelle, ma in realtà sono un elemento caratteristico della città.
Nate probabilmente durante il Rinascimento, furono utilizzate durante gli anni della peste bubbonica. Questo era il modo attraverso il quale i vignaioli continuarono a vendere il proprio vino senza avere contatti diretti con l’acquirente.
É possibile trovarle sulle mura dei palazzi del centro storico e sono delle piccole aperture dove è si richiede del vino per poi sorseggiarlo in compagnia.
La loro attività è ripresa durante la pandemia del Covid.
Attualmente ci sono una quindicina di buchette attive, ma molte stanno riaprendo, riportandolo così in voga.
Ci sono tanti piccoli segreti sparsi per la città che sfuggono all’occhio dei turisti meno attenti, ma tutti hanno una storia che vale la pena conoscere.
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