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Piazza della Signoria: la Fontana del Nettuno

Questa fontana chiamata anche “del biancone” si trova nella favolosa Piazza della Signoria, in prossimità dell’angolo nord-ovest di Palazzo Vecchio, nel centro di Firenze.

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Cosimo I de’ Medici, il granduca di Firenze, governò dal 1537 al 1574. Proveniva dalla zona del Mugello e nonostante l’appartenenza a un ramo secondario della famiglia riuscì ad affermarsi nel campo politico della città. Restaurò il potere della famiglia in modo autoritario tanto che regnarono fino alla proclamazione del Regno d’Italia.

 

Nel 1559 Cosimo I de’ Medici bandì un concorso per creare la prima fontana pubblica della città. Vi parteciparono i più importanti e influenti artisti del momento come Benvenuto Cellini, Baccio Bandinelli e Giambologna. Fra le varie proposte venne selezionato il Nettuno di Bartolomeo Ammannati perchè giudicato il più significativo nell’esaltare i grandi traguardi raggiunti in campo marino da parte del Granducato di Toscana, con la presa di Pisa e la fondazione dell’ordine di Santo Stefano, mirato a combattere i turchi nel Mediterraneo per permettere i trasporti di persone e merci in totale tranquillità.
Il punto scelto fu Piazza della Signoria, all’angolo ovest di Palazzo Vecchio. Essa serviva ad unire la piazza disgregata in due aree separate.
Per far arrivare l’acqua alla fontana venne progettato un complesso acquedotto: dalla Fonte della Ginevra scendeva a valle attraversando l’attuale Ponte delle Grazie, scorreva in Piazza Peruzzi e arrivava, infine, in Piazza della Signoria.
La parte scultorea venne eseguita fra il 1560 e il 1565: Ammannati sfruttò anche i disegni di Baccio Bandinelli, morto nel 1560. La figura di Nettuno è realizzata in marmo bianco di Carrara e riprende i tratti somatici di Cosimo I de’ Medici. La figura si erge su un piedistallo decorato con le statue di Scilla e Cariddi, mostri marini presenti nella mitologia greca, il tutto all’interno di una piscina ottagonale.
Benchè la statua non fosse molto apprezzata dal popolo fiorentino, i lavori durarono per circa dieci anni con l’aiuto dei migliori scultori della città impegnati nella realizzazione del bordo della vasca

 

Ai piedi del Nettuno troviamo tre tritoni che suonano delle tibie che zampillano acqua. Il tritone era, nella mitologia greca, il figlio di Poseidone ovvero il Dio del mare. Tritone era conosciuto come il Dio fiume. Veniva comunemente rappresentato con la metà superiore del corpo in forma umana e quella inferiore a forma di pesce.
La vasca è ottagonale e contiene i quattro cavalli di Nettuno, due in marmo bianco e due in mischio rosato, le ruote del carro dei cavalli contengono i segni zodiacali, simboleggianti lo scorrere del tempo
Agli angoli della vasca sono presenti gruppi di divinità marine come Teti, Doride, Oceano e Nereo. Ciascuna delle quali ha ai piedi delle ninfe, satiri, fauni realizzati da Giambologna. Si nota la grande arte del Giambologna, scolpendo capolavori di sofisticate elaborazioni tipiche del manierismo fiorentino.

 

Durante il carnevale del 1830 fu clamorosamente rubata una delle statue rappresentante un satiro scolpito dal Giambologna. Il furto fu compiuto da un gruppo di buffoni che, dopo aver ballato intorno alla statua, la mascherarono e la portarono via. Probabilmente fu trasferita all’estero. Da allora se ne sono perse le tracce. Venne incaricato, nel 1831 un artista milanese, Francesco Pozzi, di rifare la statua rivolta verso la parete del Palazzo Vecchio.
La Fontana del “biancone” ha subito non pochi maltrattamenti: nel 1580 venne usata come lavatoio, venne vandalizzata fino a che, nel 1592, venne posta una ringhiera di protezione. Nel 1848 la città fu bombardata dai borboni a seguito di una ribellione, la Statua del Nettuno venne danneggiata dall’uso delle palle di cannone. L’ultimo triste episodio risale al 2005 quando un vandalo si arrampicò sul Nettuno staccandogli la mano, scheggiando anche la piscina sottostante.
Dal 1720, su una parete di Palazzo Vecchio è posta una targa che vieta di “fare sporchezze di sorta alcuna, lavare in essa calamai, panni o altro nè buttarvi legnami o altre sporcizie”.



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